RECENSIONE
"Le sue opere"
L'opera
di Judith Verga rappresenta un percorso squisitamente femminile, il cui
interesse va oltre quello della singola persona. L'inizio della sua produzione
artistica non e pubblico. Risale ad anni fa, quando nell'animatissima quiete
della sua casa, Judith esplora diverse tecniche di pittura passando dai quadri
agli oggetti essenziali della vita quotidiana. Non ancora esposta al pubblico,
ma da citare per comprendere l'itinerario verso le maschere, la sua produzione
artistica di piatti decorati. Linee multicolori trasformano i piatti bianchi in
festa di sottili pennellate accostate in strutture complesse, che suggeriscono
atmosfere e stagioni, accompagnano eventi della vita straordinari e consueti
come quello della tavola, senza l'austerità della consapevole opera d'arte ma
con ben più vigore e incisività della semplice decorazione.
Le sue prime opere, troppo personali per essere solo decorative, troppo
decorative per essere dei quadri, sono il risveglio. Il risveglio della
personalità, che per tante donne avviene proprio a meta della vita, quando una
lunga dedizione, un decennale accomodamento operativo alle esigenze della
famiglia - cresciuti i figli - lascia posto a un importante bisogno di parlare
di sé.
Ma riconoscersi e incidere un segno implica l'abitudine ad ascoltarsi. E molte
donne come Judith. sono abituate ad ascoltare l'altro, non se stesse. Molte
donne, come Judith, hanno dedicato la propria creatività a rendere possibile e
piacevole la vita degli altri: sanno come deve essere decorata una tavola perchè
la cena sia adeguata all'occasione, sanno quali oggetti e quali colori
favoriscano le diverse atmosfere, conoscono i ritmi e gli spazi necessari alla
vita nelle sue diverse manifestazioni. Tutto questo é decorazione degli
ambienti, perchè si trasformino di volta in volta, ad accogliere la multiformità
dell'esistenza.
Judith inizia la sua vita artistica decorando perché "decorare" e ciò che ha
sempre fatto, rendendo bella e viva la casa della sua famiglia.
Poco a poco, dalla decorazione, Judith passa alla trasformazione. I suoi piatti
diventano oggetti artistici, le maschere assumono personalità, fino ad essere
simboli. Non personaggi, ma simboli: facce cui il colore e i segni danno non
espressione, atmosfera; che ricordano stagione e stati d'animo, sono sempre
armoniose, come nel superamento di ogni passione attraverso la conoscenza. I
prodotti artistici di Judith Verga sono interessanti. Teniamo d'occhio
quest'artista giovane che ha gia sperimentato la vita, il suo futuro, ci
sorprenderà.Perché é evidente un cammino rapido di immedesimazione sempre più
viva nell'arte, e un crescendo di espressione della sua individualità attraverso
forme artistiche tradizionali: piatti, maschere, vasi. Le cose di sempre in
un'interpretazione nuova e marcatamente contemporanea.
Federica
Mormando
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RECENSIONE
"Le Maschere sono l'espressione dei miei sentimenti"
Judith Verga-Zigerlig
Un'esplosione di forme e
colori circonda volti sorridenti ma enigmatici che sembrano tramutarsi in
bouquets di fiori. La creatività di Judith Verga pare inesauribile e sgorga come
un incontenibile flusso di colori e forme ritmati secondo le note di una danza
di primavera, sprigionando allegria e forza vitale. Lo spunto per queste
originali produzioni nasce dall’esigenza di intraprendere una ricerca interiore,
un viaggio negli infiniti meandri delle sfumature del volto umano. Le maschere o
i "volti" che nascono da queste esperienze si diffondono nello spazio
circostante mediante infinite varietà di risoluzioni formali caratterizzate da
brillanti tonalità che di volta in volta riescono a catturare particolari attimi
espressivi.
Judith Verga é intimamente legata alla natura e questo connubio trova una via
per esprimersi attraverso la sua attività artigianale-artistica spontanea e
intuitiva. La maschera rappresenta l'interesse principale di Judith Verga, quasi
un punto d'arrivo dopo diversi anni di sperimentazioni in altri ambiti artistici
come la pittura. In essa ha trovato il mezzo migliore per tematiche che
confermano questa personale indagine. Emergono sottilmente alcuni soggetti, la
vicinanza alla natura, alle stagioni, all'universo ("Girasole", "Autunno", "Estate",
"Lunare", "Notte e Dì", Astrale") come la ricerca della propria identità
femminile e maschile ("Bimba", "Madre", "Maestosa", "Tenace","Comico"), ed il
rapporto di coppia ("Conflitto d'amore ", "Complicità", "Onesta", "Focosa", "Prigioniera",
"Intensità", "Divertimento", "Sicurezza").
I1 volto della maschera resta sempre figurativo. Come misterioso indagatore
viene estrapolato dal suo contesto teatrale originario ed assume nuove
caratteristiche individuali, dalle sfumature talvolta ambigue ma mai inquietanti.
Non si tinge mai di tonalità tristi, ma resta sempre vivace, intima, da un suo
spazio interiore popolato da una ricchezza di emozioni diverse, da stati d'animo
e significativi momenti esistenziali. Quest'ultimi vengono colti uno alla volta,
per dare un'anima ad anonimi volti bianchi, calchi preparati precedentemente con
impasti d'argilla.
Questo aspetto psicologico si esprime nel dualismo di un linguaggio artistico
nel quale elementi figurativi dialogano con elementi astratti. Esso si esprime
in senso più metaforico nelle risoluzioni formali astratte che defluiscono dalle
maschere stesse. Lo stile assunto per questi elementi insieme decorativi ed
espressivi si concretizza in arabeschi, spirali, volute, motivi floreali e
carnevaleschi e si rinnova per ogni nuovo oggetto creato.
La maschera reinterpretata come oggetto d'arte, come basso rilievo, come
scultura o quadro - non esiste una definizione appropriata - diventa opera
fruibile esteticamente ma anche pretesto per esprimere, in un certo senso, un
mondo prettamente femminile. Non soltanto la scelta di particolari motivi
floreali, ma anche una viscerale esigenza di plasmare la terra, di dare forma e
vita a nuovi individui con le proprie mani, e un sintomo di quello che potremmo
chiamare "creatività femminile" o "materna".
Per Judith Verga la maschera resta comunque principalmente uno spunto per un
intimo momento di riflessione, di introspezione o autocritica oltre che
occasione per divagazioni ludiche nei meandri della fantasia. Essa simboleggia
per certi aspetti la trasformazione, l'evoluzione, recuperando la sua funzione
ed il suo ruolo tradizionali per diventare specchio dell'anima. Ad un certo
momento del suo iter creativo Judith Verga esprime questo aspetto attraverso la
raffigurazione di "coppie" o di "gemelli". Viste nel loro insieme, questi
oggetti ci regalano nella loro ambiguità, la lettura di un carattere che può
essere contemporaneamente individuale ed universale, perché coglie le infinite
sfumature dell'essere umano. La creazione artistica genuina, senza preliminari
intenti teorici, che si nasconde dietro a queste produzioni, scaturisce da un
bisogno spontaneo, che trae le proprie leggi dai ritmi della vita, della natura
e si svolge, nel suo gesto quotidiano e semplice, in una dimensione di mistero
cosmico. Alfonsina Storni, in alcune delle sue rime più sensibili, sembra aver
trovato la parole adatte per esprimere questo particolare stato di coscienza che
può manifestarsi nell'atto creativo che scaturisce da un momento di intima
comunione con le leggi dell'interiorità e dell'universo: "Vivo come dentro un
alone di luce. Dentro un fluido divino attraverso cui tutto e nuovo colore e
nuovo suono".
Carla Burani Ruef
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